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GASPARO DA SALO'

Viola da gamba "Gasparo da Salò" con etichetta "Gasparo da Salò in Brescia -
Oxford. (Immagine tratta dal "Gasparo da Salò e la liuteria bresciana tra Rinascimento e barocco di Dassenno/Ravasio)
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e RICORDALO.....
perchè è UN SUONO SPLENDIDO!!!!
(testo tratto da Gasparo da Salò di A. M. Mucchi)
GLI ANTENATI DI GASPARO 
La famiglia dei Bertolotti era originaria della piccola terra di Polpenazze,
comunello della Valtenesi distante forse un dieci chilometri da Salò.- (CLICCA QUI, CI SONO NOVITA' EMERSE DA STUDI RECENTI, (31.08.2009)
Le case di quel borgo si distendono ancora oggi a ventaglio su uno dei tanti poggi
morenici protesi sulla riva occidentale del Garda, ma non si specchiano
nelle cerule acque, disgiunte da esse, come sono, dal largo avvallamento
della bassa Valtenesi.
Polpenazze era terra munita: aveva un castello e più chiese o cappelle, ed era prossimo
a Puegnago e a Soiano.
Di fronte le sta Manerba con la sua rocca a picco sul lago.
Non troviamo memorie della casata dei Bertolotti prima del XV secolo(vedi nota 1)..
Il più antico personaggio della famiglia, storicamente noto, è certo Francesco (vedi nota 2). - il vecchio -
padre di quel Santino che fu nonno di Gasparo e dei suoi numerosi fratelli.
Codesto Francesco abitava a Polpenazze ove esercitava l'agricoltura e la pastorizia;
le sole occupazioni possibili per quella gente che non aveva industrie e viveva,
come fa tutt'ora, dei prodotti del suolo.
Il vecchio Francesco pare allevasse armenti di pecore che pascolava nei
vegri comunali, allora abbastanza estesi nel territorio.
Mandava i suoi pastori in giro e non è improbabile ch'egli stesse attento ,
economo e amico dell'ordine, li seguisse talvolta.
Francesco il vecchio, come abbiamo detto, ebbe un figlio Santino che appare
una prima volta a Salò nel 1524 nel più antico documento che si riferisca
ai Bertolotti di Gasparo.
Esso è nel volume 200 dell'Archivio Civico intitolato: Extimum. M.D.XXIII
e si legge a pagina 89 tergo, così:
Santinus q. Francisci Bertolotti de Polpenacie in Salò in contrada S.i
Bernardini, pro bonis qua habet in territorio de Polpenacie: S. quinque.
Da altra annotazione esistente nel Conto delle Anime del Comune di Salò per
l'anno 1556 (Arch. Civ., vol. 190) si rileva lo stato di famiglia dei fratelli Bertolotti, Agostino e Francesco, figli di Santino, e rispettivamente zio il primo, e padre il secondo di Gasparo, il liutaio.
Eccone il testo:
"Augustì q. antì pegraro de Polpenaze
Frac° suo fratello, Gaspar, Battista fiul".
In questo documento Santino appare con l'attributo di pegraro; attributo
rimastogli probabilmente per eredità del padre.
Da quell'unico elemento anagrafico molti dedussero che Santino avesse continuato
l'azienda del padre trasportando a Salò il gregge e l'ovile.
Non dimentichiamo però che codesta qualifica di pegraro gli è attribuita una
sola volta e per di più indirettamente in quel conto delle anime del
Comune di Salò del 1556, quando già da più anni egli era mancato ai vivi.
L'esattezza di tale qualifica va dunque presa con molta cautela, e così pure
quella dell'esistenza dell'ovile , che non si trova registrato nei libri del
fisco, i quali pure elencano tutti gli edifici rustici - ed erano particolarmente
numerosi - situati entro l'abitato di Salò.
Da quel documento, pur nella sua estrema concisione, si ricavano importanti
deduzioni.
Intanto è i primo attestato civico che menzioni il nome di Gasparo dopo
la fede di battesimo del maggio 1540; e poi esso rivela che in quel periodo
i due fratelli Bertolotti, Agostino e Francesco, facevano una famiglia sola
di cui Agostino, come fratello maggiore, era a capo;
che egli era tuttavia scapolo e non aveva ancora figli maschi
(le femmine è molto se le contavano, ed egli ne mise assieme poi ben cinque)
e che Francesco aveva denunciati solo due figli, Gasparo e Battista
(questi era il maggiore), ma ne aveva invece otto. Fra i due primi,
Battista e Gasparo, doveva inserirsi in secondogenito Zan Paulo nato
nel 1538, ed inesplicabilmente omesso dal documento anagrafico.
Diciamo inesplicabilmente perché se gli altri cinque fratelli
erano esenti da ogni obbligo fiscale per non aver ancora compiuto i 14 anni,
non lo era Zan paulo che s trovava fra Gasparo di 16 anni e Battista di 20,
e doveva essere in quell'epoca sui 18 anni.
L'atto di battesimo di Battista fissa la sua data di nascita al 29 Luglio 1536
e sono storiche inoltre le date di battesimo di Zan Paulo, di Gasparo,
di Angela Jacoba e di Giulio.
Si deduce, come vedremo, da altri documenti, c'e Lodovica, l'ultimo rampollo,
era nata nel 1556. Fra quste date si innestano le nascite degli altri due
figli, Santino ed Andrea.

Cetera Gasparo da Salò Ashmolean Museum, Oxford - (foto Ashmolean Museum, Oxford)
(Immagine tratta dal "Gasparo da Salò e la liuteria bresciana tra Rinascimento e barocco di Dassenno/Ravasio)
Quanto a Santino il vecchio, il suo nome, dopo l'annotazione del 1524,
non appare più che una volta, e per riflesso, nel'atto di battesimo
di Gasparo; poi rientra nell'ombra.
Ma ci piace di ricordarlo qui perché forse a una sua iniziativa fu dovuto
il passaggio della famiglia del piccolo paese natìo di Salò,
passaggio che permise poi il nascere di quelle condizioni familiari e
d'ambiente che favorirono il formarsi della personalità di Gasparo.
E' probabile che Santino alla morte del padre si fosse trovato in possesso di
qualche bene e che i suoi allevamenti lo avessero posto in condizioni
abbastanza floride da permettergli il trasferimento della famiglia verso
il capoluogo della piccola provincia rivierasca.
Salò era borgo ricco, ameno, industrioso; vi fiorivano arti e commerci:
è lecito quindi pensare che Santino recandosi colà nutrisse qualche
ambizione sul proprio avvenire e su quello dei figli,
ambizioni certo non realizzabili a che avesse continuato
a vivere in Polpenazze, che non contava più di 23 fuochi alla fine
del XV secolo(vedi nota 3). e dove la vita aveva carattere esclusivamente rurale.
E vediamo le ambizioni di Santino avverarsi nei figlioli attratti
ben presto nell'orbita delle arti liberali che noveravano
a Salò uomini insigni come gli Alberti, i Voltolina, i Bonfadio, i Cattaneo,
i Galluzzi, i Giustacchini, i Guizzarotti nelle lettere e nelle scienze;
artisti quali Zenon da Verona, Ant. Maria Zennari de Mazzoleni,
Martino de Martinazzoli, il Raffino; intagliatori e doratori
come gli Otello e i Cutello, scultori come Pietro e Domenico da Salò.
Vedremo fra poco il maggiore dei due figli, Agostino,
divenire buon musico ed essere nominato Maestro di Cappella
del Duomo; il secondo Francesco, farsi suonatore e liutaio
ed esercitare varie incombenze con onore.
GLI AGOSTINO E FRANCESCO
Non esiste una letteratura su Agostino e su Francesco Bertolotti,
ma un certo numero di documenti illumina la loro esistenza;
Il nome del maggiore assume una certa importanza nella storia di Salò
per aver dato il primo contributo alla fondazione della Cappella del Duomo.
Meno importante e anche meno documentata è la vita del secondo, più caro
a noi per essere stato il padre di Gasparo.
Egli non coprì cariche pubbliche, e il suo nome, necessariamente, ricorse più
di rado nei libri del comune.
Ma le notizie che esistono su di lui in certi rogiti ed in certe perizie ci dànno,
come vedremo più avanti, elementi attendibili sulla formazione artigiana
del futuro scopritore del violino.
Agostino era nato nei primi anni del XVI secolo; con molta probabilità verso
il 1510 se si deve dar credito al documento anagrafico del 1561 o '62 (vedi nota 4).
nel quale si trova menzionato lui Agustì violì di anni 50, Bernardino suo
figlio di anni 16 e i figli di Francesco: Battista, Gio. Paolo, Gasparo, Santino,
Andrea e Giulio(vedi nota 5)..
Incidentalmente notiamo che in questo documento non appare più il nome di
Francesco, mentre rimane quello di Agostino.
La dichiarazione fiscale o anagrafica per il ramo di Francesco dovette
dunque essere fatta dal maggiore degli otto fratelli, Battista.
Questo lascia supporre che Francesco fosse morto, come si vedrà anche più avanti;
e siccome al 4 dicembre del 1561 egli firma un rogito per l'acquisto di un pezzo di terra
a Soiano(vedi nota 6). mentre in altro rogito del 19 Luglio 1565 è notato come quondam, viene automaticamente portato il decesso tra gli ultimi giorni del 1561 e i primi mesi del del 1565.
Occorre avvertire però che codesti dati anagrafici, e più latamente i comuti
delle date dei documenti civici, sono generalmente poco attendibili come quelli che furono desunti da informazioni orali incerte e spesso anche contraddittorie; cosa che apparirà più volte ne corso di questo scritto.
Fortunatamente la data di nascita di Bernardino, l'unico maschio di Agostino,
- 26 Marzo 1547 - è sicura perché presa dal registro dei battezzati, e fissa l'anno
del sopraccitato documento anagrafico o al 1562 o al 1563, sempre ammettendo
che i 16 anni di Bernardino fossero veritieri.
Ma a dare conferma di quella discrepanza, ecco che quella data è contraddetta
dai 20 anni che si attribuisce Gasparo.
Un computo elementare fa che i vent'anni aggiunti all'anno di nascita, 1540,
portino al 1560 o al 1561 tutt'al più.

Viola "Gasparo da Salò" (Ashmolean Museum Oxford) (foto Ashmolean Museum, Oxford)
(Immagine tratta dal "Gasparo da Salò e la liuteria bresciana tra Rinascimento e barocco di Dassenno/Ravasio)
Agostino si sposò, con molta probabilità, verso il 1536 e la sua casa fu tosto
allietata dalla nascita di una bimba.
Successivamente, e forse senza altrettanta letizia, videro la luce, ben altre
quattro sorelle, delle quali, come delle donne del ramo di Francesco, non si hanno
che incerte notizie prive di interesse per noi.
La madre e le cinque sorelle enumera laconicamente il sucitato documento a
completare lo stato di famiglia di Agostino.
Di tre di queste sorelle abbiamo rintracciato le fedi di battesimo
e possiamo dare i nomi: Pascha Laura (1538), Lucrezia Maria (1541),
Francesca Isabella(1544): le altre due forse non erano state battezzate a
Salò e non ne resta traccia nei registri.
Bernardino nacque per ultimo realizzando finalmente le speranze ed esaudendo
i voti dei genitori, ormai rassegnati a non avere discendenza.
Gli inizi dell'attività di Agostino a Salò furono incerti e difficili.
Già fin dal 1558 egli prestava la sua opera come musico nella cattedrale,
ma non era legato con un contratto fisso.
Quando dirigeva la Cappella riceveva un compenso che non era certo lauto.
Da una supplica diretta al Console della Comunità, apprendiamo che in
quel periodo egli e la sua famiglia versavano in condizioni piuttosto critiche.
La Riviera era stata rattristata da una luna carestia che aveva esaurite
le economie ed i risparmi di ognuno: quindi miseria e debiti.
La carestia passata, scrive nella supplica il nostro maestro, et l'essere
io carco di famiglia come ognuno può sapere, mi hanno sforzato per puoter vivere,
far diversi debiti a' quali bisognando satisfare et volendo ancor sostentar
la famiglia dil vivere, conosco questo essere difficile se
dalle Sp. V. non sono in qualche cosa suffragato….
Al postulante fu concesso Amore Dei come dice la deliberazione,
di nove lire placet, che, sebbene assai modesto, fu sufficiente per sopperire
ai bisogni più urgenti.
Dieci anni trascorsero poi nell'attesa di una sistemazione decorosa
che riconoscesse, da parte del Comune e della Chiesa, i suoi meriti,
ma invano.
Per un lungo periodo la sua attività seguitò ad essere compensata
volta per volta dovendo far risultare da note giornaliere la quantità e
la qualità delle sue prestazioni; poiché egli dirigeva non soltanto
la Cappella, ma anche la Schola Cantorum, ed aveva l'obbligo,
come si legge nei documenti del Comune, di istruire i sacerdoti e
i chierici nel canto fermo e figurato, con diligentia et sollecitudine,
senza premio alcuno da loro.
Assolvette certo il suo compito con onore perché finalmente,il 20 Maggio 1571
- il maestro aveva già superata la sessantina - con ben giustificato orgoglio,
fu nominato definitivamente Maestro di Cappella del Duomo con uno
stipendio fisso di 24 ducati all'anno(vedi nota 7).
Aveva raggiunto il compimento delle sue speranze e realizzato il sogno di tutta
la vita; potè egli godere, durante i pochi anni che gli rimanevano da vivere,
di questo meritato favore della fortuna con fiduciosa serenità?
Per alcuni anni il successo gli arrise, ma si avvicinava la vecchiaia ad inaridire
le fonti della sua genialità d'artista e nel campo della musica si andava maturando
contemporaneamente un rivolgimento ch'egli oramai non poteva più
comprendere e seguire, onde i giovani volgevano gli sguardi e le speranze
verso centri di maggior cultura nei quali s'imponeva vittoriosamente
l'insegnamento del nuovo stile musicale.
Non staremo a seguire oltre le vicende di quel pietoso decadimento.
Diremo solo che già nel 1579 i "Deputati al Culti divino" avevano avanzata una
proposta di revocargli il salario e di tornare ai compensi giornalieri,
proposta che il riconoscimento dei suoi fedeli servigi e della costante
operosità avevano fatto sospendere.
Ma il dado era tratto.
Nel 1581 è nominata una Commissione con l'incarico di far pratiche a Modena
presso il musico Orazio Vecchi(vedi nota 8). pro servitio musicae - come dice la deliberazione
del Comune - eum conducendum cum salario scutorum vigenti quinque aurei in anno.
Il Vecchi venne, vide e se ne ritornò; ma nel 1582 fu richiamato, e questa volta
fu fissato per tre anni cum salario scutorum 50 singlo anno.
Col povero Agostino si ritornò al regime dei compensi giornalieri e, dopo questa data,
il suo nome non appare più su per i registri e conviene credere
che poco dopo la morte lo sopraggiungesse.
DI Bernardino, suo figlio, si conoscono alcune notizie.
Si sa, ad esempio, che fu addestrato dal padre nello studio delle buone regole
del canto figurato, del contrappunto e della composizione e divenne valente esecutore
e compositore di musica.
Come il bresciano Giovan Paolo Virchi detto il Targhetta, figlio del liutaio Gerolamo,
anch'egli fu chiamato alla corte di Ferrara presso gli Estensi,
e vi fu assunto come musicista.
Questa nomina pare si debba collegare con quegli stessi legami di amicizia
che correndo fra le due famiglie indussero poi Gasparo ad alloggiarsi
con Girolamo Virchi al suo primo giungere a Brescia.
Sappiamo che nel 1593 Bernardino aveva dato a stampare a Ricciardo Amadino
in Venezia i suoi cinque rarissimi libri di messe a cinque voci sotto il titolo:
"/ Missarium/ ad quinque voces/ Bernardni Bertolotti salodiensis/ Serenissimi Ferrariae Ducis musci./
Inoltre ci è noto che fra il 1593 e il 1609 pubblicò, ancora in Venezia, per gli
stessi tipi, tre libri di madrigali pure a cinque voci.
Queste opere non indegne furono dedicate alla Magnifica Comunità di Salò ricordando
le molteplici benemerenze del padre e la sua costante fedeltà alle fortune
della Patria.
Come di Agostino, così di Francesco non conosciamo con esattezza l'anno di nascita.
Francesco era più giovane del fratello di qualche anno.
A desumerlo dalla data della nascita del suo primo figlio Gio Battista, che avvenne
il 29 Luglio del 1536. Doveva essersi sposato nell'Ottobre del 1535.
Supposto che si fosse normalmente accasato a 22 anni, sarebbe nato nel 1513.
Il Livi (vedi nota 9). (e molti altri studiosi sulla sua traccia), affermano che egli
era pittore e lo deduce dal contesto della fede di battesimo del figlio
suo Giovan Paolo. (vedi nota 10).
Come il padre Santino, qualificato una unica volta di pegraro, anche Francesco appare
una sola ed unica volta nei documenti salodiani col titolo di pittore, ma nessun
altro documento conferma questa sua qualità che ha tutta l'aria di essere un lapsus
del frettoloso celebrante; e veramente per quell'unica designazione ve ne sono
almeno altre dieci che lo specificano ora sonatore ora violino e non mai pittore.
Maestro Francesco non visse a lungo, premorì al fratello Agostino di ben venti
anni quando aveva poco più di cinquant'anni, circa nel 1562.
La sua attività, a cagione anche della prematura morte , restò legata ad un
piccolo cerchio di iniziative secondarie che non poterono aver sviluppo,
non avendo potuto raggiungere in vita quella maturità di opere che si concreta
nell'ultimo periodo dell'esistenza.
Però risulta che non fu solo musico o sonatore, ma anche liutaio, e s'ingegnava
di riparare strumenti musicali, accordava e ripuliva organi e faceva perizie
giudiziarie; è probabile quindi che costruisse anche qualche strumento.
La maestria raggiunta da Gasparo già avanti il 1565 è certamente dovuta
a un buon tirocinio fatto presso il padre, e a nozioni teoriche apprese dallo zio.
Dei figlioli, dopo la sua morte, non si trovano più notizie :
una tradizione orale fece di uno di essi un tipografo operante sotto
la direzione del Paganinis, ma è notizia poco attendibile.
Abbiamo visto precedentemente che la famiglia di Francesco Bertolotti era composta
di ben otto figli di cui sei maschi e due femmine.
Dei sei maschi riportammo i nomi, ma a completare l'elenco mancavano i dati
delle due femmine, Angela Jacoba nata nel 1542 e Lodovica, di cui non rinvenimmo
la fede di battesimo a Salò, ma da computi attendibili doveva essere nata nel 1556…………………….

Viola "Gasparo da Salò" Collezione privata - Londra (foto John e Arthur Beare, Londra
(Immagine tratta dal "Gasparo da Salò e la liuteria bresciana tra Rinascimento e barocco di Dassenno/Ravasio)
IL SOPRANNOME DI VIOLINI
Perché Agostino e Francesco musici e "sonatori" a Salò, furono anche chiamati
nei documenti civici con il soprannome di "violini"? Durante le nostre ricerche
negli archivi salodiani e bresciani abbiamo incontrato questo attributo in ben
quattordici documenti fra religiosi e civili tutti riguardanti i Bertolotti.
Ora ricordiamo che il costruttore degli strumenti anteriori al violino è
costantemente qualificato con espressioni di questo tenore maestro de lauti che fa lauti
o leuti; che fa cetere o lire, o chitare, o arpicordi e non mai col titolo di liutaio,
o di violino-
Più avanti, quando il violino sarà apparso, prenderanno forma le seguenti altre
espressioni che rispondono con maggior aderenza al concetto di costruttore:
magister a violinis, maestro de violini, che fa di violini, ecc. non mai
violino.
Il Livi ed altri vogliono dare a questa espressione il significato di suonatore
basandosi sul fatto comunemente ammesso che essa debba aver servito,
prima dell'apparizione del vero violino, a qualificare strumenti musicali
a corde e arco simili alla viola o viole di formato minore.
Ma la parola, in quell'accezione, era comparsa solo più avanti, quando
il vero violino esisteva già.
L'esempio riportato dal Livi(vedi nota 11). che si riferisce ad una supplica di
di alcuni poveri uomini violini di Reggio che chiedevano al duca di
Modena licenza di poter suonare e far ballare come era stato concesso
a violini di Modena, ci porta addirittura al 1628.
Erano suonatori di veri violini, e la parola è usata come la usiamo noi: violino
di spalla, 1° violino, ecc.. Già nel 1541 i suonatori italiani al servizio del
re Enrico VIII d'Inghilterra, esecutori di musica su viola, tre veneziani,
un milanese, un bergamasco ed un cremonese erano chiamati "viole del re"
(viols of the king). Così il suonatore di liuto sarà stato chiamato liuto,
quella di lira lira, ecc.
Nessuna ragione giustifica l'appellativo "violino" dato a suonatori di
strumenti che non erano violini e prima che il violino esistesse.
Con maggiore autorità si può assegnare al vocabolo "violino" il significato di
artefice e aggiustatore di viole, basandosi su alcune espressioni vive
nella lingua del popolo: come suolino che viene da suola o suolo, e denota
l'operaio che fa i pavimenti ; o ramino, da rame, che indica l'artigiano
che fa aggiusta i rami.
Alla stessa guisa si può sostenete che allora violino non fosse solo
colui che suonava viole, ma anche colui che le faceva.
Ciò sarebbe confermato altresì dal fatto che il titolo di violini
fu applicato ai Bertolotti solo dopo il 1540, quando cioè
la loro attività di musici era già notoria e quindi poteva
essere stato dato loro un titolo più specifico di quello che
già avevano di "sonatori";
inoltre è confermato dai dati che fanno di Francesco un artigiano
di quegli strumenti.

Violino "Ole Bull" con etichetta"Gasparo da Salò in Brescia" - Vestlandske Kustrindustrimuseum, Bergen - (foto Jensen Bergen)-
(Immagine tratta dal "Gasparo da Salò e la liuteria bresciana tra Rinascimento e barocco di Dassenno/Ravasio)
L'ANNO DI NASCITA DI GASPARO DA SALO'
A determinare l'influsso che l'apparire di un uomo di genio puo' esercitare sulla
cultura dei contemporanei è di poco rilievo veramente lo spostare di qualche anno
la data della sua nascita o della sua morte.
Importa assai invece poter stabilire quale fu il periodo più produttivo di opere
nuove ed importanti; e questo periodo, salvo rare eccezioni, è noto e fissato nella
storia per tutti i grandi uomini. Per Gasparo da Salò, fu determinato dal Livi (vedi nota 12).
al quale debbono giusta gratitudine gli studiosi.
Egli scoperse negli archivi di Salò e di Brescia una imponente documentazione mercè
la quale la figura di Gasparo balzò viva e palpitante fuori dalla tenebra entro cui
era avvolta da più secoli.
Tuttavia, sebbene il contributo portato alla conoscenza della vita di Gasparo sia
stato considerevolissimo, non a tutto seppe e potè dar fondo.
La data della nascita dell'insigne liutaio, ad esempio, fu fissata dal Livi, con
unanime consenso di molti altri studiosi, nell'anno 1542; ma non era certificata
da documenti; mentre la data della sua morte, avvenuta a Brescia il 14 aprile 1609,
è certa; Gasparo avrebbe avuto 67 anni secondo le illazioni del Livi: ne aveva
invece 69 come risulta dalla fede che potemmo ritrovare nell'Archivio parrocchiale
della Chiesa di S.Maria Annunciata in Salò, documento che per la prima volta si
pubblica in facsimile.
Gasparo era nato precisamente il 20 maggio 1540.
Perchè il Livi, sempre così chiaro e sicuro, abbia trascurato l'atto di nascita che
pure dovette avere sotto gli occhi, e lo abbia rigettato come non appartenente al
Bertolotti, resta non un mistero, perchè la spiegazione c'è e verrà data più avanti,
ma un'incomprensibile negligenza storica.
Intanto qui si consacrino le poche e semplici parole latine che stabiliscono quella
data importante e sono scritte nel registro della nascite per gli anni 1514-1554,
a foglio 207:
die 20 majo suprascripto (1540) gaspar Julius et Johannes filius
francisci, filius sanctini dicti violì.
Compatres D. Bonaventura de Porcellis et D. Augustinus Bonfadinus, D.na Veronica
florine et D.na Luciana filia M.ri Zenonis pictoris.
Chi volesse sfogliare le pagine di quel venerando registro si accorgerebbe subito che,
in confronto alle altre annotazioni, v'è, in quelle poche righe, come un'aura di
solennità che sorpassa il senso delle parole.
Forse noi stessi conferiamo loro, attraverso la nostra reverenza, l'alta dignità che
rivestono, se pure non si voglia riconoscere in quella enumerazione di nomi che
risale fino all'avo Santino, un particolare segno di rispetto per il denunciante
Francesco e per i testimoni; persone tutte di molta considerazione.
Vi appaiono infatti un Bonfadini ed un Porcelli, casate cospicuo nel '500, una
Fiorini e la figlia del pittore Zenon da Verona, Luciana, che andò poi in sposa
al pittore Anton Maria Zennari dei Mazzoleni, altra casata non oscura nella
storia di Salò.
Sarebbe un fuor d'opera riportare per intero, qui le polizze dell'Estimo,
i due più importanti documenti che il Livi scoperse e pubblicò (vedi nota 13). :ne diremo quel tanto
che basti a chiarire l'equivoco che il chiaro storico non seppe o non volle penetrare.
Nella prima polizza del 1568, enumerando le persone componenti la sua famiglia,
Gasparo dichiara:
Prima io, Gasparo de ettà de anni 26
Se avesse avuto 26 anni nel 1568, l'anno di nascita sarebbe stato il 1542.
Nella seconda polizza, compilata 20 anni dopo, dice invece:
Mi Gaspar de età de anni 45
da cui si desume l'anno di nascita 1543.
Come si vede, già le due dichiarazioni non collimano e sono entrambe inesatte.
Il Livi non seppe rassegnarsi a riscontrare menzonieri quei suoi due importanti
documenti, e quand'ebbe sotto'occhio il registro delle nascite di Salò, seppur
l'ebbe sott'occhio, negò alla fede di Gasparo ogni valore attribuendola ad un
ipotetico e fantastico Gasparo 1°, fratello maggiore del nostro, premortogli
in tenera età.
S'accorse bensì che non bastava negare ogni valore al documento e bisognava
contrapporgli un'altra fede di nascita dell'autentico Gasparo, ma non potè trovarla mai.
Volle allora giustificare l'inesistenza della fede argomentando che fosse stata
consegnata alle carte 224 e 225 del libro delle nascite, carte che furono
strappate e "che dovevano contenere atti alla fine del 1541 e del principio
del 1542" secondo quanto egli scrive.
Le due carte mancano effettivamante ma, a farlo apposta, non contenevano
già le annotazioni di quegli anni, sibbene quelle del 1543 le cui fedi
hanno il loro principio a carta 223 v. e continuano, a carte 231 e seguenti.
Sta di fatto che i fogli mancanti sono sostituiti da altri che portano data a
partire dal 10 gennaio 1543 e continuano fino al Dicembre attraverso le carte dal
232 al 240.
Tutte le annotazioni dell'anno 1543 si svolgono così in 22 facciate.
Gli anni 1540-41-42 si consultano per intero e l'argomentazione del Livi viene
a cadere. Un secondo Gasparo nato nel 1541 o '42 o '43 non è mai esistito e
sarebbe vano ricercarlo nel registro dopo il diligente ed esauriente esame
fattone.
I PRIMI PASSI A SALO'
Abbiamo raccontato precedentemente come Bernardino, il figlio di Agostino, fosse
stato iniziato allo studio della musica, dal padre: nello stesso modo Gasparo
ebbe i primi insegnamenti dell'arte liutaria dal padre Francesco, mentre lo zio
gli insegnava le regole della buona musica.
Corredo questo di non poco valore per un liutaro predestinato inventore
del violino; corredo che doveva poi essergli di molto aiuto quando, venuto a
contatto con musicisti bresciani di chiaro nome, ebbe modo di conoscere le
peculiarità delle nuove tendenze musicali che già nella seconda metà del secolo
XVI andavano diffondendosi in ogni parte d'Italia.
Gasparo apprese i rudimenti dell'arte liutaria dal padre, e negli ultimi anni
della sua residenza a Salò potè frequentare anche il liutaio bresciano Gerolamo
Virchi che possedeva a Trobiolo di Salò una casa ed un fondo.
Possiamo dire con certezza che lo frequentò, perchè poco dopo lo troviamo a
brescia presso di lui, ed è proprio il Virchi che gli terrà a battesimo
il primo figlio natogli.
Che cosa facessero Gasparo ed i suoi cinque fratelli durante questo lungo ma
veloce periodo della loro giovinezza, mentre il padre e lo zio si arrabattavano
per guadagnare il pane per tutti, e fino al giorno in cui Gasparo si allontanò
dal paese natìo, nessun documento ce lo dice.
Nella casa paterna c'era poco da scialare e tutti dovevano lavorare.
Fin dagli anni della loro prima giovinezza, quei sette diavoli di figli e di nipoti
dovettero apprendere a trarsi d'impaccio da soli; non potevano certo, anche per evitare
la concorrenza, esercitare tutti lo stesso mestiere.
Salò aveva una scarsa possibilità di assorbimento; e se Gasparo divenne anche lui
"violino" gli altri dovettero cercare altre strade ed altro lavoro.
Forse alcuni furono musici; vedemmo Bernardino, il cugino, allogarsi onorevolmente
alla Corte di Ferrara; forse qualcuno si stabilì a Gargnano.
Nella storia della liuteria esiste una informazione che indica Gargnano come sede
di alcuni liutai, discendenti dai Bertolotti.
Giunti all'età della ragione qualcuno fu assunto come apprendista presso qualche
maestro d'arte, qualcuno si diede ai commerci e forse all'arte della stampa che fin
dal 1517, per merito di Paganino de Paganinis, s'era rigogliosamente impiantata
a Salò.
Tutto potevano fare per le doti del carattere e dell'ingegno, quei ragazzi, fuor
che coltivare gli studi, per il semplice motivo che scuole pubbliche non ce
n'era a Salò.
La prima scuola pubblica preceptore pauperum non appare prima del 1562.
In chiesa si insegnava soltanto la dottrina cristiana ed il canto fermo e figurato,
per allevare buoni cantori per la Cappella.
Le scuole private erano tenute da qualche prete, ma se si deve giudicare
dall'ortografia dei documenti autografi di Gasparo, certo egli non le aveva
frequentate a lungo, se pur le aveva frequentate mai.
Ad ogni modo, se non proprio colto ed istruito non si poteva nemmeno dire digiuno
affatto di qualche sapere.
A quei tempi l'analfabetismo era assai diffuso anche fra persone di alto lignaggio
ed il sapere leggere e scrivere era già un segno di una certa levatura oltrechè
un sicuro indizio di intelligenza sveglia ed aperta.
Era consuetudine, ancor fino al secolo scorso, in tutto il mondo liutario, di assumere
i garzoni dell'età tra i 12 ed i 14 anni..........
Un apprendista di media intelligenza impiega attualmente tre anni prima di
giungere a costrurre un buon violino.
Cominciando l'alunnato a 14 anni, l'allievo dovrebbe essere in grado di fabbricare
a 17 anni un violino maestro.
Ciò si dice per dedurre che Gasparo, anche senza volerlo far diventare un
ragazzo prodigio, poteva benissimo aver prodotto liuti e cetere, viole e lire,
- i vecchi strumenti tradizionali - prima del suo esodo a Brescia.
L'essersi poi allogato presso un così eccellente maestro, quale era il Virchi
gli diede la possibilità di compiere un secondo ciclo di perfezionamento
che fu particolarmente utile allo sviluppo della sua personalità.
Chanot- Chardon, il liutaio parigino, che era, al suo tempo, così
prestigiosamente conosciuto, raccontava d'aver visto fra le mani di suo
padre, una etichetta autografa di Stradivari così concepita: Fatto all'età di
tredici anni nella bottega di Nicolò Amati.
Se, dunque, Stradivario costrusse un violino a 13 anni, sia pure ad imitazione
di quelli del suo maestro, perchè non avrebbe potuto Gasparo avere costruiti
strumenti ad arco prima dei 20 anni?
Gon si dica che Salò era un piccolo centro in cui mancavano gli esempi e la
tradizione: si suonava anche a Salò e le cantorie della Cattedrale possedevano
buoni strumenti ed eccellenti suonatori, onde all'acuto ed intelligente operaio
e prossimo maestro non difettavano proprio quegli insegnamenti che sono i più
efficaci e produttivi, quelli che per gli occhi e per le orecchie entrano
nella mente e scendono al cuore.
Ma si cadrebbe in errore se si supponesse di poter agevolmente fissare le date
e i tempi di quei prodotti. Non era consuetudine dei Bertolotti di datare i
loro strumenti, così non ci soccorre un criterio sicuro per assegnare una
data ad ognuno di essi.
Cio non di meno pensiamo che fra quelli di Gasparo debbono attribuirsi al
periodo salodiano quelli che appaiono di forma più rozza e primitiva.
In conclusione noi ci siamo fatto il convincimento che Gasparo, già fin dalla
giovinezza esercitasse l'arte liutaria; e dopo aver aiutato il padre, a riparare
viole, lire, liuti, clavicembali, fatto più esperto, si fosse azzardato
nell'impresa capitale costruendo la sua prima viola.
Più tardi, e soltanto dopo l'esodo a Brescia, s'occuperà del violino, ma non
è detto che già un primo pensiero, un vago ed inconcreto intuito, una idea
ancora nebulosa ma vitale, non fossero germinati nel suo spirito, attendendo
soltanto il momento propizio per balzare vittoriosamante in luce.
Frattanto gli anni passavano e la vita nel piccolo centro si faceca di più in più avara
di risorse.
S'avvide ben presto Gasparo che Salò poteva offrire solo un ristretto
campo all'attività di un liutaio; comprese che non potevano nutrirsi molte
speranze intorno alla possibilità di una decorosa sistemazione; fors'anco subì
la suggestione di altri influssi d'ordine sentimentale; tutto ciò fu motivo di
una decisione che maturò improvvisamente. A Brescia vivevano ed operavano
valenti liutai: le Corti di Mantova e Ferrara provvedevano agli strumenti per
i loro musici a Brescia.
Venezia aveva liutai propri, ma il Trentino, la Venezia Giulia, Riva, Vicenza,
Pavia, per non parlare delle terre bresciane, facevano capo a quella città.
Forse dietro l'invito e grazie all'incoraggiamento dell'amico e maestro, il Virchi,
Gasparo decise finalmente di trasferirsi a Brescia ove vedremo la sua vita
rapidamente organizzarsi e la sua arte evolversi e maturarsi aprendogli la via al
compimento della vittoriosa missione che il destino gli aveva assegnata.
.............
Era Gerolamo Virchi un artefice liutaro di grandissima abilità, e basterebbe la stupenda
cetera che si conserva nell'Altermusikinstrumente Museum di Vienna
per farlo classificare fra gli artefici più squisiti del Rinascimento.
Già dicemmo che i Virchi possedavano a Trobiolo di Salò un podere.
E' non solo probabile ma certo che essi avevano rapporti amichevoli con i
Bertolotti.
Da Trobiolo
Roe' Volciano(BS): frazione Trobiolo (Foto Ugolumatti)
Roe' Volciano (BS): frazione Trobiolo - la strada che porta a Salò (Foto Ugolumatti)
a Salò, percorrendo la antica strada di Venzago (ora San Jago)

Chiesetta di San Jago (Foto Ugolumatti)
e delle
Pree rosse,
Salò: via Pietre Rosse (Foto Ugolumatti)
si scendeva
in poco più di un quarto d'ora al portone del
Borghetto di Salò ed alle prime case del Borgo.
Quivi un sentiero fra orti e giardini
Giardino tra due case a Salò (Foto Ugolumatti)
Giardino (Foto Ugolumatti)
Giardino (Foto Ugolumatti)
scorciava verso il Borgo di Mezzo, poi,
imboccata la stretta contrada di san Bernardino
Salò: contrada di san Bernardino (Foto Ugolumatti)
scendeva alla chiesa omonima
e quindi alle bragide della riva del lago.
Salò: spiaggia con "acqua alta" nei pressi
della chiesa di san Bernardino (Foto Ugolumatti)
Il padre di gasparo, Francesco, e lo zio Agostino erano, in quel torno di tempo,
i soli personaggi che a Salò coltivassero professionalmente la musica e l'arte
del costrurre strumenti a corde.
E' ben naturale che i Virchi, scendendo a Salò per le incombenze giornaliere,
facessero una sosta nel fondaco dei Bertolotti, portandovi da Brescia l'eco delle
novità liutistiche e musicali che in quel centro di maggior cultura, si andavano
diffondendo.
................
1:Fra i cognomi più comuni dell'Italia uno dei più diffusi è certamente
quello dei Bertolotti, la cui origine rivela sempre, tanto se si voglia farlo
risalire al latino Bartholomeus quanto al germanico Bertaud, un significato onorifico.
Infatti Bartolomeo vuol dire "figlio di Tolomeo" e poiché Tolomeo è il valoroso
Bartolomeo vien a dire il figlio del valoroso.
Anche Bertoldo, dal quale è dubbio possa derivare Bertolo e Bertolotto,
vanta una origine non meno insigne, e per risalire ai progenitori dobbiamo
rifarci ad un longobardo Bertaud composto di un aggettivo bert col significato
di chiaro, illustre; e da un sostantivo aud o aut che significa patrimonio,
stirpe.
Così all'origine del nome Bertolotti sta questo vaticinio di una insigne
e valorosa stirpe predestinata dal significato stesso del suo nome ad un
destino di ricchezza e di gloria.
Il patronimico Bartolomeo si contrae in varie forme curiose, insospettate
e distanti le une dalle altre.
Nell'alta Italia si formano i cognomi: Tomè, Tomea, Tomei, Tolomei (Toscana); Tumiati,
Timeus, Bartlomasi, Tuminelli, Bertumai, Bartolo e Bertolo dal quale, con un
diminutivo si forma Bertolotto e Bertolotti (A. Bongioanni, Nomi e Cognomi,
Torino, Bocca 1928).
2 La casata dei Bertolotti ebbe antenati di qualche considerazione,
che appaiono durante il XV, il XVI e il XVII secolo, ora come membri della
Vicinia e amministratori della cosa pubblica; ora come soldati valorosi
e condottieri di fanti.
Dobbiamo al Fossati (Claudio Fossati, Valle Tenense: Polpenazze e i suoi
Statuti municipali, Brescia, "La Sentinella", 1891) alcune notiziole,
tratte dagli archivi e dalla storie, che ce ne informano.
Nella Vicinia tenuta il 29 Agosto 1454 nel castello di Polpenazze per
approvare gli Statuti, fra i capi di famiglia convenuti era presente
un Bertolotto di Matteo, che si può ragionevolmente supporre
bisavolo o trisavolo di Gasparo.
Il 18 Febbraio 1605 lo stesso Statuto venne ancora modificato
e a far parte della commissone, fu nominato fra gli altri ,
un Andrea quondam Zuane Bertolotto, parente certo dei nostri,
con l'incarico di capitolare et refformare gli capitoli come
a loro parerà.
Nello stesso scritto, a pag. 42, è nominato un Jacopo Bertolotti
che con un Bortolo Bertini e un Giorgio de Flochi si "distinse per
valore e fede in difesa della Veneta Repubblica" durante il periodo
della guerra di Cambray.
Da altra fonte (A. M. Mucchi, Miscellanea salodiense: Le case dei Bertolotti,
Giovanelli Toscolano, 1934) sappiamo che che nel 1493 un Domenico Bertolotti
fu rappresentante del Comune di Polpenazze).
Questo corredo di notiziole, se non illustri, onorifiche, fa fede
di alacrità e di intelligenza nella stirpe; segnala il
possesso di quelle speciali doti che sono peculiari alle casate
che hanno un avvenire.
3 Salò alla medesima epoca aveva 90 fuochi.
4A. M. Mucchi, Un documento anagrafico della famiglia Bertolotti e di Gasparo da Salò,
in "Memorie dell'Ateneo di Salò", Giovanelli Toscolano.
5Vedi documento seguente
6Atti notaro Luchi di Salò - alla data
7Archivio Civico Storico del Comune di Salò, vol, 248, f.45: De magistero Capelle seu musico et musicis, etc.
8Orazio Vecchi, nato a odena nel 1551 aveva allora 30 anni ed era nel pieno della sua attività di musicista
9 Giovanni Livi, I liutaio bresciani, Ricordi Milano
10Libro dei battezzati , Archivio parrocchiale
11G.Livi, I liutai bresciani, Ricordi, Milano 1896.
12G.Livi Gasparo da Salò e l'invenzione del violino in "Nuova Antologia", anno XXXIV, fasc. XVI.
13Id, I liutai bresciani, Ricordi e C., Milano, 1896.
(13)Si tratta delle dichiarazioni che il contribuente, entro periodi fissi, era in
obbligo di presentare al fisco sul proprio stato di famiglia e su l'entità patrimoniale. Tali
dichiarazioni erano chiamate:Polizze d'Estimo
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