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L'antichità: ISRAELE

KINNOR

Il Kinnor è il secondo strumento del quale la Genesi attribuisce la paternità a Jubal.
Il termine ha due forme plurali: una maschile, Kinnorim, e una femminile, Kinnoròt.
L'etimologia ne è sconosciuta.

Il Kinnor fu lo strumento nel quale David eccelleva, secondo la narrazione biblica, e che per un migliaio d'anni venne erroneamente denominato "l'arpa di re David".

I primi traduttori furono ben altrimenti propri ed accurati.
La parola venne resa con kithara in venti dei quarantadue casi nei quali essa appare dalla traduzione dei Settanta, la più antica traduzione greca della Bibbia, condotta da settantadue studiosi in Alessandria dal III al I secolo a.C.; in altri diciassette casi kinnor venne reso col sinonimo Kinya.
La Vulgata, ossia la traduzione latina dei libri sacri ad opera di San Gerolamo vero il 400, porta cithara in tutti i trentasette casi.

Cosi, noi possiamo concludere che il Kinnor era una lira del genere che i Greci chiamavano kithara.

Gli ultimi dubbi che potessero persistere saranno fugati dalla semplice osservazione che kinnor designava la stessa lira in Egitto.

La Bibbia non abbonda in dettagli. Dice che era fatta di legno, probabilmente di comune cipresso , seppure nel periodo dei Re vennero in uso pure legni, metalli preziosi e decorazioni in electron: una lega d'oro, argento ed ambra gialla.

Quanto alla forma, una gran copia di monete, coniate in Palestina tra il 132 e il 135 d.C., mostra varie forme di kithàra, con i contorni arrotondati ed una traversa orizzontale; considerando però che i coni monetari datano a 2000 anni dopo i tempi della Genesi e 1200 o 1300 anni dall'epoca del re David, è giocoforza diffidare d'una fonte cosi' tarda.

Un'altra fonte, il commento al Libro di Daniele di Abraham ben Meir ibn Ezra, è ancor più recente (XII secolo d.C.); nonostante ciò la sua affermazione che il kinnor avesse la forma di un candelabro suona particolarmente convincente.

L'antico candelabro ebraico, coi bracci paralleli che formavano un semicerchio, puo' essere agevolmente paragonato ai tipi di kithara in uso a Creta, Micene, Cipro, oltre che in Fenicia e nella Grecia arcaica: tutte le lire insomma che erano per posizione cronologica e geografica vicine alla lira ebraica.

Indubitabile che questa piccola lira di forma arrotondata venisse tenuta per l'esecuzione in positura inclinata con la parte superiore lontana dall'esecutore , conformemente a tutte le lire siriache della stessa epoca.

Le corde, minnim (singolare men) , erano in minugia di pecora; più esattamente secondo quanto riferisce il trattato talmudico Qinnim, erano ricavate dai "figli" dell'intestino di pecora.
L'espressione bne = figli, è adoperata come diminutivo. Si riferisce probabilmente a quelle parti dell'intestino che si trovano immediatamente sotto l'addome e sono particolarmente lunghe nella pecora.

Le corde delle lire usate nel Tempio che non si fossero rotte, non dovevano essere annodate, ma invece allentate e, riutilizzandone il capo piu' lungo, fissate di nuovo al giogo o alla cordiera.
Flavio Giuseppe, lo storico ebraico passato ai Romani (nato a Gerusalemme nel 37 d.c.) riferisce che le lire erano sonate a mezzo di un plettro ed avevano dieci corde, come la lira etiopica che riguarda l'argomento dedicato alla Grecia.
Probabilmente l'accordatura era su scala pentatonica a toni interi e l'estensione copriva due ottave, come nel summenzionato strumento di accompagnamento.

Ci soffermeremo dettagliatamente su questo nel prossimo capitolo.

Il fatto è confermato nel I Libro delle Cronache (9,11) e del I Libro dei Re (12), dove kinnor e nevel sono definiti strumenti isarim, ossia "appartenenti ai cantori": il significato è evidentemente quello di "strumenti d'accompagnamento".

Una contraddizione si riscontra quando nel I Libro di Samuele (16,23) si racconta che David prese il suo Kinnor per sonare di fronte a Saul " e lo sonò con la sua mano" ( wniggen vyado).

Ma è davvero una contraddizione? sarebbe stato superfluo ricordare che lo strumento era pizzicato con la mano se tale fosse stata la pratica corrente: la notazione si spiega solo come sottolineatura di qualcosa fuori dell'ordinario.
Nell'intendere la locuzione come "senza il plettro" ci conforta pure il fatto che, da quel che si rileva nel passo citato, David non cantasse ma sonasse soltanto.

Casi similari, d'esecuzione senza plettro alla maniera di un'arpa, occorsero in Egitto come in Grecia dove questa pratica veniva denominata psile kitharisis, in opposizione a kitharodia, che era la piu' normale pratica di accompagnamento di un canto, con lo strumento pizzicato a mezzo del plettro.

Le melodie che il kinnor produceva o accompagnava erano gaie, improntate alla gioia e affatto incompatibili con l'espressione del dolore;

gli Ebrei rifiutarono di sonare questo strumento durante l'esilio babilonese: appesero ai salici i loro Kinnorim.
Come avrebbero potuto essi "cantare il cantico del Signore in terra straniera"?

Il Kinnor era uno strumento allegro, e nell'ammonire il popolo i profeti minacciarono di far tacere il kinnor, simbolo di gioia e di felicità, finchè tutti non avessero desistito dal peccato.
Gli strumenti sottostavano tuttora a quell'epoca, a una divisione che li destinava ad occasioni ben definite e a determinati stati d'animo.

 


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