UGHI E RATH IL FUOCO IN MUSICA
"Da "LA STAMPA " del 12.09.2003 di Giangiorgio Satragni
TORINO 10.09.2003
TORINO: Fra gli appuntamenti di Torino Settembre Musica non
manca mai una serata in cui Uto Ughi imbraccia uno dei suoi violini,
questa volta crediamo il potente Guarneri del Gesù, per il romantico
"Concerto in re maggiore op. 35" di Ciajkovskij, suonato con l'Orchestra del
Teatro Regio guidata da Gyorgy Gyorivanyi Rath.
Ughi richiama sempre le folle e, nella sala del Lingotto esaurita,
ha giustamente riscosso un prolungato successo: molto concentrato, egli
ha difatti offerto una lettura vibrante del celebre pezzo, superando
di slancio i passi tecnicamente più ardui e facendo sgorgare dai momenti
lirici una cantabilità profondamente intensa.
Probabilmente tutto ciò è anche nato dall'intesa con un gran talento
della Direzione d'orchestra qual è Rath, l'ungherese che ha il fuoco
della musica nel sangue e sul quale si sono trasferite le luci della
ribalta una volta congedatosi il violinista, non senza bis.
Ughi era infatti di ottimo umore ed ha attaccato il "Capriccio n. 24" di
Paganini, dove le ultime variazioni erano probabilmente
nell'ardua rielabolazione di Ysaye, poi la "Sarabanda" dalla "Partita in re
minore" di Bach.
Con l'Orchestra del Regio il direttore ha compiuto un utilisimo lavoro
sul timbro all'interno della musica russa, cominciando ad inizio
serata da quell'incanto impalpabile del "Lago incantato" di Ljadov, un vero
studio sul timbro.
Certo il banco di prova era il capolavoro di Rimskij- Korsakov,
"Shéhérazade".
Benchè più robusto nei fiati che negli archi e non sempre a posto
nei numerosi assoli, il complesso ha fornito, ad ogni modo una prova
di carattere, trascinato anche dal senso estetito di Rath, che è un magnifico
fraseggiatore.
Bella era la trasparenza delle linee strumentali, sebbene ottenuta grazie a
scelte di tempo suadenti ma fin troppo rilassate, col rischio di
allentare la tensione narrativa della musica e mettere a nudo le lungaggini del
compositore.
Il successo è stato meritato: per il resto l'ungherese è anche un
signor direttore d'opera, non sarebbe affatto male se al Regio lo si
ascoltasse di più, magari stabilmente.