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UGHI TRIONFO ANNUNCIATO ALLA GOG
da: il secolo XIX di mercoledi' 8 marzo 2006 pag 37
di W.Edwin Rosasco
Genova
Non sono molte, nell'attuale panorama concertistico, le personalità in grado di suscitare aspettative, di ispirare una
concreta voglia di partecipare, quando accade, diversi possono essere i motivi, ma sempre legati - quando non determinati
da induzioni mediatiche - a elementi di spiccata individualità, personale, spesso, più ancora che musicale.
Il violinista Uto Ughi è una di queste personalità e la sua lunga carriera concertistica continua a riservargli la simpatia costante
di un gran numero di appassionati sostenitori.
Così è stato anche lunedì sera al Carlo Felice, dove Ughi, ospite della Gog, si è esibito con il pianista Alessandro Specchi e dove la
simpatia che anche il pubblico genovese gli dimostra si è manifestata con un afflusso di spettatori decisamente più
alto della media e con una calorosissima dimostrazione di apprezzamento ed affetto che lo ha indotto ad ulteriormente concedersi in due bis
Una sintonia che da sempre Ughi suscita con una innegabile comunicativa, spesso espressa anche in un suo "parlar chiaro" nei confronti delle trascuratezze che
in Italia una classe politica disattenta riserva da sempre alla musica, ora più che mai con gli ultimi nefasti tagli alla cultura,
che costringono teatri e società concertistiche, Gog compresa, a fare appello ai propri sostenitori affinchè , inserendone il codice
fiscale nella propria dichiarazine dei redditi, destinino loro il 5 per mille del proprio contributo.
Ughi si è dunque presentato al Carlo Felice alternando brani piu' "distensivi" ad altri di più consistente impegno interpretativo.
Ai primi va certamente ascritto il Preludio e Allegro che Fritz Kreisler scrisse ad "imitazione" dello stile antico di Gaetano Pugnani,
musica nella cui semplificata apparenza si risolve ogni possibile connotazione e che Ughi ha proposto con impetuoso smalto.
Su un sostegno pianistico nel complesso un po' ingessato, Ughi ha poi riversato impeto e comunicativa nella Sonata n.3 op. 108 di Brahms: lettura segnata
da impulsiva, ma spesso anche debordante, espansività melodica, da una cantabilità - ad esempio nel secondo tempo - sostanzialmente lontana dalla interiore,
più ripiegata ed assorta compostezza che ne specifica l'espressività.
Dopo un Mozart - la Sonata K 301 eseguito con centrata sensibilità di suono e fraseggio, la Suite italienne di Stravinski, nella originale trascrizione per violino
e pianoforte: qui la (falsa) oggettività dello stile stravinskiano ha trovato in Ughi un illustratore naturalmente attento, di volta in volta spavaldo, cordiale,
narrante.
Infine, conclusione ancora "distensiva" con un accattivante Introduzione e rondò capriccioso di Saint-Saens, al quale, fuori programma,
sono seguiti la celeberrima "Meditation" dalla Thais di Massenet - preventivamente "raccontata" da Ughi - e una Fantasia su temi di Paganini per
violino solo di Milstein.
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