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LO SPETTACOLO "MESSIAH GAME"
da "Il Corriere della sera" di mercoledì 4 luglio 2007
Si consenta anche a me, artista e cittadino di Venezia, di dire due parole sul discusso spettacolo "Messiah Game" in cartellone alla Biennale e che
viene presentato come la versione sado-maso della vicenda di Cristo, opera di artista "sovversivo ed eccitante" e "irritante e offensivo".
Trovo inaccettabile la reazione del direttore della Biennale , alla legittima e saggia richiesta del Patriarca di annullare lo spettacolo (come già fatto dal
civilissimo Comune di Strasburgo) per rispettare pubblicamente la sensibilità non solo dei credenti ma di ogni persona che conosce il valore della cultura.
Il direttore afferma che la decisione di sospendere lo spettacolo "minerebbe alle radici il principio di autonomia e di libertà di espressione) "ogni giudizio di tipo etico,
morale e religioso è lasciato alla coscienza del pubblico".
Altrettanto sconcertante, poi è la dicharazione letta sul Corriere Veneto, del sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, che pur ho sempre
ritenuto essere persona intelligente e sensibile.
Egli sostiene la non censurabilità dello spettacolo in rispetto dell'ospitalità di Venezia.
Rimango allibito.
Perchè trattare da ospiti solo i ballerini , e non gli altri ospiti di Venezia , cristiani o laici, che chiedono non venga oltraggiata
la decenza?
E che dire del rispetto della memoria dei cristiani uccisi per difendere il diritto di amare quel Gesù che in questo spettacolo si riduce alle più basse pulsioni
umane?
Nel deserto turco, all'inizio del Novecento, milioni di armeni sono stati sterminati, e la comunità armena, ben presente all'isola di san Lazzaro, non meriterebbe
di vedere rispettata la figura di Gesù, cui è da sempre votato il suo popolo, in ottemperanza all'ospitalità veneziana?
Come artista, come cristiano e come veneziano d'acquisto, mi confesso sinceramente e profondamente amareggiato.
Si sbandiera con troppa faciltà il valore della laicità, ma quanto lontani si è dalla sensibilità del laicissimo Voltaire, che mai si sarebbe permesso di fare qualcosa che
offendesse cosi' profondamente il diritto al pudore, sul quale spesso si fondano l'arte e l'amore.
Uto Ughi
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