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STANDING OVATION PER UTO UGHI AL TEATRO ANTICO DI TAORMINA



di Anna Rita Fontana - tratto da Bellini News
21.8.2007 - Coniugare la bellezza del suono a strabilianti prodezze tecniche in un binomio di raffinata arte strumentale, è il tratto peculiare del violinista Uto Ughi.
Di origine triestino-istriane, dopo l'esordio all'età di sette anni, quando da autentico enfant prodige si esibì con Bach e Paganini, il concertista milanese ha via via dominato le platee di tutto il mondo elargendo a piene mani l'amore per il suo strumento.
E proprio con un esemplare preciso, un Guarneri del Gesù del 1744, mettendo in campo un screziata gamma di colori interpretativi.
Il violinista direttore, accanto all'Orchestra dei Filarmonici di Roma, ha affascinato il folto pubblico intervenuto al Teatro antico di Taormina Arte 2007, sino alla standing ovation finale che seguiva a due stupendi bis di Jules Massenet ed Astor Piazzolla, rispettivamente con Meditation (da Thais) e Oblivion.

Non una defaillance sulle quattro corde solcate da un archetto vertiginoso, ma una cavata sempre vigile al servizio di un suono profondo ed eloquente, nonchè sensibile alle istanze espressive dei brani prescelti, che lo stesso concertista corredava di note esplicative.

L'orchestra dal canto suo, ha sostenuto con rigore ed equilibrio sempre degni di plauso, le pagine in programma, distinguendosi in apertura con la Sinfonia in re minore detta La casa del diavolo di Luigi Boccherini: un imput di brillante classicismo che ha poi toccato vette carismatiche nel repertorio per violino ed orchestra, grazie all'estro di Ughi dapprima con il Preludio ed allegro nello stile di Pugnani nella trascrizione operata da Fritz Krisler, musicista fortemente ancorato alla tradizione classica, pur attorniato da aspirazioni atonali.

Poi con il Concerto n. 22 il la minore di Giovan Battista Viotti di taglio affabile nelle aperture foriere di spirito romantico, l'artista, insieme ai Filarmonici ne ha colto il suono vivo e palpitante , racchiuso a fraseggi autorevoli , ed altresì pronto alla dolcezza che sa volgere ad un'intima riflessione.

Ben altro contesto offriva la charme capricciosa di Saint Saens e di Pablo di Sarasate.
Del primo lo scatto virtuosistico dell'Introduzione e rondo' capriccioso op. 28 in si minore, del secondo il librarsi eclettico di Ughi sulle zone acute dello strumento con la malizia stuzzicante dei gitani, in Zingaresca, un pot-pourri di arie, appunto gitane, sulla scia della tradizione maliarda dei caffè di Budapest.

E in ossequio alla verve trascrittiva di Sarasate, la Fantasia da concerto (sull'opera Carmen op 28 di George Bizet) dove un violino quanto mai intrigante s'imponeva fra le ardue variazioni di Habanera o Toreador senza mai rinunciare ad una limpida cantabilità.

Il pubblico è stato conquistato da una vena melodica inebriante, frutto soltanto di un grande amore per la musica, che Uto Ughi sa elevare a linguaggio capace di infrangere ogni barriera.


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