UTO UGHI HA INFIAMMATO SALO'
L'altra sera con Mozart e Vivaldi successo
straordinario per il violinista e direttore d'orchestra
"Da Bresciaoggi di Luigi Fertonani" di domenica 24 agosto 1997
"Sulle scale dell'"Inverno" con meravigliosa disinvoltura
L'avevamo ampiamente previsto e predetto che il concerto
di Uto Ughi con i Filarmonici di Roma in piazza Duomo a Salò sarebbe stato
un grande successo di pubblico. Ma una ressa come quella registratasi
l'altra sera nella bella cornice della cittadina del Garda(e stasera a
Gargnano s'annuncia il bis) proprio non s'era mai vista e prevista,
con persone arrivate sul luogo del concerto ore e ore prima e qualche
contestazione all'ingresso da appassionati che avevano preacquistato
il biglietto e in tanta calca non riuscivano a trovare il posto
corrispondente.
La serata al'aperto, viste le precedenti esperienze meteorologiche,
è iniziata quasi in perfetto orario e ha presentato nella prima parte
il "Concerto in la maggiore per violino e orchestra K 219 di Mozart, un vero
e proprio capolavoro in campo violinistico.
Ughi si è presentato anche come direttore del complesso, giacca bianca
e prezioso violino settecentesco pronto ad intervenire nella parte
solistica; se abbiamo dovuto registrare in orchestra qualche piccolo
scollamento nell'Allegro aperto iniziale, le cose sono andate molto
meglio quando Uto Ughi ha come si dice "preso la parola" al suo strumento
secondo la formula sorprendente che Mozart adotta in questo primo tempo
di Concerto: l'alternanza del movimento veloce e la breve introduzione
in Adagio.
Uto Ughi padrone del discorso, e non soltanto nella spericolata
serie delle Cadenze (splendida quella dell'Adagio), ma non tutta la
composizione mozartiana, con particolare interesse proprio nella parte finale,
nell'esteso e giustamente famoso Rondeau con le sue numerose e deliziose
idee musicali.
Ma l'attesa del pubblico verso Uto Ughi come violino solista era
naturalmente spostata sulla seconda parte della serata, con "Le quattro
stagioni" di Antonio Vivaldi, celebre ciclo descrittivo collegato
ai quattro Sonetti che l'organizzazione del concerto aveva provveduto
a stampare ed allegare al programma della serata.
Ma ben pochi spettatori si sono dedicati coscienziosamente ad abbinare
il testo poetico alla musica che scorreva in palcoscenico, affascinati
com'erano dalla performance dell'orchestra e soprattutto da Ughi, che
ha sfoderato con grande intensità espressiva tutto il suo talento
fatto di suono chiaro e potente ma capace negli Adagi di grande e
vibrante poesia.
Ed è proprio questa completezza a fare della sua prova
qualcosa di assolutamente non comune: Ughi riesce a passare con
meravigliosa disinvoltura dalle scale vertiginose dell'Allegro
dell'"Inverno" alla danzante scena di caccia del'"Autunno", dalle zampogne
pastorali della "Primavera" fino al vorticoso spirare dei venti
nell'"Estate".
L'affresco musicale è perfettamente riuscito ed ha coronato
una serata musicale all'insegna del repertorio conosciuto, anzi
straconosciuto; non per questo, però, qualcuno ha avuto tempo e modo
di annoiarsi, perchè la qualità complessiva sia del violino solista
sia del complesso orchestrale è risultata eccellente.
Come c'era da aspettarsi, i lunghissimi applausi del pubblico hanno
"condannato" orchestra e solista a rimanere in scena ben oltre la fine
del programma ufficiale: ben tre i bis concessi da Uto ughi, e
tutti e tre alla "Stagioni" vivaldiane appena eseguite.
Sarà forse per lo scampato pericolo della pioggia, ma Ughi ha scelto ben due bis
che ne parlavano: il temporale della "Primavera" e la scena al focolare
dell'"Inverno", con la pioggia che batte sui vetri.
Abbiamo applaudito anche noi, ma dopo avere disincrociato le dita:
troppo eravamo stati "scottati " anzi bagnati da un Giove Pluvio che
proprio al successo di Uto Ughi e dei Filarmonici di Roma ha voluto
concedere una pausa benevola della sua umida attività.