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I BRIVIDI DI UTO UGHI

IL CONCERTO CHIGIANO SCORRE NELLA MAGNIFICENZA SONORA



da: "Corriere di Siena" di lunedì 19 febbraio 2007
di Attilio Bottarelli


Siena
Tecnicamente padroni della musica che eseguono, il violinista Uto Ughi e il pianista Bruno Canino, non lasciano niente al caso e il loro temperamento artistico diventa distributore di gioia comunicativa. Nel concerto chigiano della MIV tenuto al Teatro dei Rozzi, i due eroici musicisti hanno emozionato penetrando nello spirito dell'autore, aggiungendo qualcosa di sè, dando la sensazione di vivere il suono.

Il loro stile è inimitabile e da effetti di incantevole piacevolezza in ogni genere musicale.

Non si scopre niente se si dice che Uto Ughi è un violinista straordinario che passa dal satanico all'ascetico senza sforzo interpretativo, in quanto, per lui, la musica è tutta maiuscola e dal suo magnetismo comunicativo esce solo eccelsa sonorità.

L'intensità, il colore, il gemito passionale, fanno parte della sua personale spontaneità e gli consentono di differenziarsi per essere artista da incoronare.

Di Bruno Canino, pianista dalla nomea prestigiosa, colpisce la naturalezza nel trattare lo strumento con tocchi fulminei nei momenti brillanti per poi "accarezzare" la tastiera con pudica dolcezza, nei tempi meditativi.

Nel programma presentato, in teoria il violino ha funzione dominante, ma nella pratica, i due strumenti sono un insieme fantastico che "pittura" la musica rendendola limpida e luminosa.

Gli spunti violnistici di Kreisler presi da Pugnani accendono la luce sonora del concerto.

Il brano "Preludio e Allegro" non popolare, è reso attraente da una esecuzione che è un saggio assaggio della qualità artistica di questi paladini del bel suono.
Poi, la riflessiva introduzione della "Sonata n. 9" detta "a Kreutzer", immette al capolavoro cameristico beethoveniano e crea un'atmosfera da concertismo supremo.

I due artisti, uniti in un ideale abbraccio sonoro, danno vita ad un dialogo affascinante che trasmette per intero la magnificenza del discorso ed illustra la musica in tutte le sue sfaccettature.

Poche battute di "Adagio", quindi uno stacco di "Presto" che dà sviluppo alla composizione, porta al momento delle "Variazioni" ed al conclusivo "Finale", un sei ottavi che ha la potenza di stupire.

Un modello di gaiezza spensierata si evidenzia nella "Sonata n. 2" di Prokof'ev. Dai quattro movimenti "Moderato" "Scherzo", "Andante" "Allegro", ne consegue una classicità evidente, decisa a formare un racconto sereno reso esemplare dal trattamento degli interpreti.

Lo scalpitare frenetico dei due protagonisti, la loro smania di far "volare" le note, trovano sfogo nel "Rondò capriccioso" di Saint Saens: una pagina in cui il virtuosismo è d'obbligo ed a Uto Ughi serve per strabiliare, insieme ad un Bruno Canino che non molla, anzi spinge la spettacolaritè esecutiva ed il concerto ha una conclusione entusiastica.

Una fantasia dall'opera "Carmen" di Bizet, eseguita fuori programma, è il brano in cui i due Maestri salutano il pubblico chigiano dal quale ricevono calorose acclamazioni.


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