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TORINO Con una serata da tutto esaurito al Lingotto,
per Settembre Musica

da "Da LA STAMPA" di Torino del Lunedì 24.9.2001

l'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai ha presentato anche a Torino, dopo il concerto per il Prix Italia a Reggio Emilia, il suo nuovo direttore principale, quell'abile capitano di lungo corso del podio che risponde al nome di Rafael Fruhbeck de Burgos. L'esaurito veniva anche dalla presenza del violinista beniamino del pubblico, UTO UGHI, che si è calato anima e corpo in un temibile e celebre lavoro - non molto eseguito - scritto nel secondo Ottocento da Edouard Lalo nientemeno che per Pablo de Sarasate: è la "Symphonie espagnole", in cui il violino campeggia da virtuoso sull'orchestra, che svolge pur il suo ruolo, ma conosce l'arte della colorita discrezione, peraltro incarnata dalla mano di de Burgos, che ha fatto suonare l'affiatato complesso con la leggerezza di un'arpa, assecondando Ughi con la miglior arguzia per ogni spunto. .

Dopo che il violinista aveva placato l'entusiasmo del pubblico con due bis (di Paganini il Capriccio detto "La caccia", di Bach la Sarabanda dalla "Partita in re minore"), de Burgos ha schiuso la bibbia dell'orchestrazione romantica, la "Sinfonia fantastica" di Berlioz, mettendo in luce di sé e trasmettendo alla sua orchestra due grandi virtù: l'eleganza e la compattezza. Dove altri maestri si sbracciano affannati, lui rimane di una chiarezza olimpica, ottenendo il massimo risultato col minimo sforzo: una fantasmagoria di colori, una trasparenza di linee strumentali rivelata anche dal saper far suonare piano e pianissimo, dosando con maestria i pesi sonori, giustamente riservati solo alla Marcia al supplizio e al Sabba finale.
Davvero esemplare la delicatezza della Scena campestre, con i legni tutti da lodare, e che piacere ascoltare nel valzer le cornette così melodiose. Soltanto così si rende giustizia alla "Fantastica" come progenitrice del sinfonismo di Liszt e Strauss e anche di spunti nel teatro di Verdi e di Wagner. Peccato l'assenza


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