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Nuovo «Faccia a faccia» al Corriere
Uto Ughi: parliamo di musica
Il grande violinista, fra i protagonisti della nuova stagione milanese di classica,
ha incontrato i lettori di ViviMilano in Sala Montanelli
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Parliamo di musica con un grande violinista, Uto Ughi.
Lo abbiamo invitato in Sala Montanelli lunedì 11 ottobre, per un «Faccia a Faccia»
con i nostri lettori. Il maestro è il testimonial ideale per introdurre l’avvio
della stagione classica a Milano.
Virtuoso di fama mondiale, Ughi partecipa alla stagione milanese con ben tre
concerti: per le «Serate Musicali», con un prezioso assolo bachiano in novembre
e poi in marzo; per la «Società dei Concerti» in febbraio, nelle Sonate di Brahms,
con Buchbinder al piano.
In più, Ughi è un comunicatore di raro fascino.
Lo ricordiamo in Sala Verdi, suonare e insieme spiegare passo passo
le Quattro Stagioni di Vivaldi in una serata quanto mai avvincente.
Sulle scene da quando era enfant prodige, il maestro, di origini lombarde, 60 anni
compiuti a gennaio, ha da sempre un rapporto privilegiato con la nostra città.
«A Milano trovo un pubblico "bellissimo", attenzione viva, partecipazione; e anche tanti
giovani, mentre altrove certe società di concerti sono dei gerontocomi.
Per coinvolgere i giovani, tuttavia, bisognerebbe fare di più.
A Roma partecipo ad un festival con ingressi gratuiti per le scuole; i ragazzi possono
venire alle prove, e in questo modo scoprono come si costruisce,
come nasce un’interpretazione, seguono i tentativi di miglioramento,
vengono resi partecipi dell’azione musicale; possono fare domande, alla fine;
si sentono più stimolati e coinvolti».
Si parla di musica e si parla di Uto Ughi, di come vive il dono della sua arte,
di come si prepara, ad esempio, a questo suo straordinario ritorno a Bach:
«Come diceva Casals, Bach è il mio Vangelo quotidiano — confessa il maestro —.
Anch’io, alla mattina, quando mi alzo, suono Bach, il mio nutrimento spirituale».
Cosa le richiede, umanamente?
Bach è un’architettura perfetta.
È una sfida per raggiungere la pace.
Come per Sant’Agostino l’anima non ha quiete finché non riposa in Dio, così il ruscello
non ha quiete finché non riposa nel mare».
Precisiamo: in tedesco, «ruscello» si dice «Bach»...
di Gian Mario Benzing
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